Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli

Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli è un’associazione indipendente, basata sul volontariato, nata nel 1983 dalla fusione di due preesistenti organizzazioni romane (“Fuori” e “Collettivo Narciso”): si occupa della rivendicazione e della tutela dei diritti civili delle persone lgbtqi (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersessuali) e della persona in genere, della lotta a ogni forma di discriminazione  e promuove attività culturali e di socializzazione.

Fin dalla sua nascita il Circolo è impegnato nella lotta all’Aids e nella difesa delle persone con Hiv/Aids, sia nel campo dell’informazione e prevenzione (anche per altre infezioni sessualmente trasmesse) sia in quello dell’assistenza.

Il Circolo opera nel settore politico, sociale, culturale e collabora con le altre realtà lgbt e con organizzazioni che hanno come scopo la difesa e la promozione dei diritti umani e civili e la lotta alle discriminazioni.

In ambito politico lavora contro il pregiudizio omofobo e transfobico, nel campo dei diritti civili e per una cultura delle differenze, anche con pressioni su mass media, partiti e istituzioni, al fine di modificare l’atteggiamento discriminatorio sia per orientamento sessuale sia per identità di genere. A tal fine il Circolo svolge iniziative politiche, dibattiti, manifestazioni e dal 1994 cura l’organizzazione del Pride a Roma.

Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli (Mario Mieli Homosexual Cultural Circle) is an indipendent association, volunteer-based, foundend in 1983 by the merger of two existing Roman organizations (“Fuori and “Collettivo Narciso”): is in charge of claim and the defense of civil rights of people LGBTQI (lesbian, gay, bisexual, transgender, queer, intersex) and the person in general, the fight against all forms of discrimination and promotes cultural and socialization activities.

Since its beginnings the Circle is involved in the fight against AIDS and in the defense of people living with HIV / AIDS, in the sphere of information and prevention (also for other sexually transmitted infections) and in the assistance. The Circle operates in the political, social, cultural and collaborates with other LGBT organizations and with organizations that have as their purpose the protection and promotion of human and civil rights and the fight against discrimination. In the political sphere works against the homophobic and transphobic prejudice, in the field of civil rights and a culture of diversity, even with pressure on the media, political parties and institutions, in order to change the discriminatory attitude about sexual orientation and gender identity. To this end, the Circle plays policy initiatives, debates, events and since 1994 is part of the organization of the Pride in Rome. 

 

Queer Lab

QueerLab e’ un gruppo LGBTI creato a Roma nel novembre 2011. Da quando e’ nato raccoglie variegate esperienze e percorsi diversi e si delinea come un laboratorio politico che fin dall’inizio si e’ impegnano per dare un nuovo corso al nostro movimento.
La scelta del nome è soprattutto un auspicio: declinare il queer in una prospettiva collettiva di riappropriazione e sperimentazione di pratiche, cercando di superare l’esaltazione del margine, impegnandosi nella contaminazione di diversi spazi, azioni e  percorsi.
Il gruppo si e’ sempre adoperato affinche’ si intrecciassero relazioni e costruissero percorsi comuni anche con altri movimenti di base.
QueerLab ha iniziato con una grande prospettiva: non vogliamo piu’ accontentarci di soddisfare i nostri bisogni, ma vogliamo riappropriarci dei nostri desideri al di là delle tutele giuridiche e del modello moralista, familista e sessuofobico imperante.

 

QueerLab is a LGBTI group created in Rome in November 2011. Since it was born, it gathers variegated experiences and various paths; it takes shape of a political laboratory engaged in defining a new course for the LGBTI movement.
The name of the group wasn’t choose accidentally: it comes after the ambition of a collective reappropriation and experimentation of new practices, trying to pass the praise of the margin, committing ourselves in blending different spaces, actions and paths.
The group, in fact, has always been involved in building links and common paths with other grassroots movements.
QueerLab started with a great perspective: we don’t want to find happiness in our needs, we want to reappropriate of our desires beyond legal protections and beyond the reigning prudeness, familism and erotophobia. 

Teatro Valle Occupato

Teatri vuoti, festival di settore con gente del settore e poco sentore, tutto sempre uguale.

Fondi pubblici mal distribuiti, soppressione di enti inutili, scioperi del lunedì. Lavoratrici e lavoratori dello spettacolo senza diarie e sussidio di disoccupazione. Burocrati ben saldi, artisti senza soldi. Politica del grande evento, Teatro della miseria.

Il 14 giugno duemila11 abbiamo occupato un teatro del 1727 per attuare una rivolta culturale. Siamo in continua trasformazione.

Occupare è una pratica politica collettiva, un gesto di riappropriazione che istituisce uno spazio pubblico di parola.
Continuiamo ad occupare il Teatro Valle perché il gesto si trasformi in un processo costituente: per attivare un altro modo di fare politica senza delegare, costruire un altro modo di lavorare creare produrre, affermare un’altra idea di diritto oltre la legalità, sviluppare nuove economie fuori dal profitto di pochi.

Dalle lotte sull’acqua pubblica e dall’incontro con i giuristi Ugo Mattei e Stefano Rodotà nasce un’intuizione: che la categoria dei beni comuni possa aprire uno spazio d’azione tra la logica del profitto dei privati e l’asfissiante burocrazia pubblica. Un terreno che genera connessione tra lotte molto diverse, moltiplicando spazi di confronto e piani del conflitto. Al centro delle pratiche, le relazioni: il fare comune è un’alternativa concreta per sottrarre le nostre vite e il nostro lavoro agli effetti della crisi e delle politiche di austerità.

Beni comuni come azione di democrazia diretta e radicale: il Teatro Valle si è fatto agorà e la città ci si è riversata dentro. Partecipare in prima persona all’autogoverno di un teatro porta con sé un’altra idea di cittadinanza.

Un palcoscenico aperto, un progetto da condividere con compagnie, artisti, operatori, spazi indipendenti di Roma e in Italia per sperimentare una progettazione partecipata e una diversa organizzazione del lavoro basata sulla cooperazione. Un luogo di formazione e autoformazione in cui l’accesso ai saperi e la qualità siano garantiti.

Una dimensione in cui condividere i bisogni e trasformarli in un fare comune.