18 gennaio
Gioventù bisex
Camminano per strada tenendosi per mano. Si scambiano i rossetti, si prestano i vestiti, dormono insieme, ridono dei maschi. Fanno le prove generali di passioni e delusioni: un bacio è incidentale. Le teenager, certe volte, fanno l’amore tra di loro. In genere, dopo, migrano leggere altrove. Ma ogni tanto si innamorano, perché no? E oggi, sempre più spesso, lo raccontano: non dalla parte di donne che amano le donne. Ma di donne che scelgono di non scegliere.
"Innamorarsi di qualcuno dello stesso sesso è del tutto naturale", dice a ’L’espresso’ Malinda Lo, autrice di ’
Ash’, un bestseller in America che le edizioni Elliot mandano in libreria a fine gennaio. E che, oltre a viaggiare con la benedizione di svariati premi come ’migliore romanzo young adult’, conferma un modo di essere giovanissime oggi, e di amare, all’insegna della più spontanea libertà dai generi: lesbiche per un po’, etero prima durante e dopo. In una parola: bisex.
Esplorazione pura o ricerca della propria identità sessuale, a 15-16 anni l’eros è curiosità senza frontiere né pregiudizi, pendolarismo tra anatomie diverse con un comune denominatore: il senso di reversibilità. Con l’amore per passepartout: perché niente, quando c’è di mezzo il cuore, è certo. E, soprattutto, definitivo.
"Ash è una romantica storia sulla forza dell’amore, al di là dei generi sessuali", ribadisce la scrittrice: "Non penso che sia una favola gay né lesbica, almeno non nel modo in cui usiamo questi termini. È un libro su sentimenti e su emozioni che ognuno sperimenta quando è innamorato, a prescindere dal sesso dell’altro". A ispirarlo è la più classica, bistrattata e inevitabile delle educazioni sentimentali: la favola di Cenerentola. Anche se qui la protagonista stringe un patto col principe azzurro pur di incontrare la Cacciatrice reale, e ballare fino a mezzanotte con lei.
"La società americana è oggi molto più aperta verso l’universo Lgbt (lesbian, gay, bisexual, transgender) di quanto non lo fosse dieci anni fa. Certo, io vivo a San Francisco, dove forse questa disponibilità è maggiore che in altri posti. Ma in generale, uomini e donne sono oggi più inclini a dirsi apertamente bisessuali", dice Lo. Anche perché sono in larghissima compagnia: il sito AfterEllen.com riversa on line di continuo la lista aggiornata delle celebrità bisessuali. Cattive ragazze come Lindsay Lohan, che ha appena lasciato la fidanzata Samantha Ronson per un modello texano. Creature ammiccanti e lunatiche come Lady Gaga. Fanciulle naturalmente conturbanti come Megan Fox, protagonista al cinema di ’Jennifer’s Body’, teenager che adora uccidere i maschi, sceneggiato da un’altra regina dell’ambiguità: Diablo Cody. Idoli del pop come Fergie, la star dei Black Eyed Peas, che ha appena annunciato a ’The Sun’ di essere bisex.
Non ne fa un segreto, soprattutto, la generazione di quindici-sedicenni che popola la nightlife newyorchese più sotto osservazione: da Gayfacenyc, party organizzati all’East River Bar da deejay Manhate (un nome, un programma) a Skittlesparty, feste analoghe all’Outpost di Fort Green, il circuito saffico-queer-bi, secondo il settimanale ’New York’, non è mai stato così vivace. "Lo ammetto: amo la mia migliore amica. Sono bisex, bi-curious, e non ci trovo niente di strano", scrivono in centinaia su siti come About.com. Per il Centre for Disease Control and prevention americano, che ha stimato e consacrato il trend in crescita, sono i college la vera culla del fenomeno: terreno di sperimentazione semiclandestina da sempre. E oggi avamposti dove l’amore nuovo esce allo scoperto grazie a una cultura che non ne fa più un tabù. I reality, per dire: ’The real world Washington DC’, l’ultimo show in partenza in questi giorni negli Stati Uniti, sfoggia tra concorrenti un paio di convinti bisessuali e le loro teorie. Nel frattempo, femministe e studiose di questioni di genere, come Dennis Pell, sono tornate a predicare con i toni di un tempo: "Le persone sono nate tutte bisex. Scelgono cosa essere sulla base delle pressioni che ricevono dalla società". Di certo l’attenzione sul tema è tale che una megaconvention a Washington se ne occuperà ad aprile (www.becauseconference.org).
"Non è l’ennesima declinazione dell’orgoglio lesbico. E ha poco a che vedere con le rivendicazioni di stampo femminista. Stiamo assistendo allo sforzo dei più giovani di capire chi siano senza paura, senza dogmatismi né connotati ideologici", nota Simone Caltabellota, l’editor che ha portato in Italia ’Ash’, e che è pronto a scommettere sul feeling della Lo con le ragazzine italiane: "Basta guardare anche da noi ai comportamenti delle giovanissime per capire che esperienze omosessuali sono molto comuni. E vissute senza tragedie e con naturalezza, come momenti di crescita. Certo, è più difficile essere bisessuali per un maschio: l’esperienza con una persona dello stesso sesso si porta dietro fatica e pregiudizi, ed è di solito perciò una scelta definitiva. In ogni caso, la letteratura è una spia di ciò che sta accadendo a livello sociale. La chiamano ancora ’Queer teen lit’, in mancanza di meglio. A me piace considerarla letteratura ’post-lesbica’: oltre la preoccupazione dei generi sessuali".
Etichette a parte, sono convinti di essere di fronte a un nuovo filone adolescenziale anche da Einaudi: Stile libero pubblica un romanzo potente sulla doppia identità sessuale nel corpo di una sola, ’Cycler’, di Lauren McLaughlin, storia di una liceale americana che per quattro giorni al mese (quelli del ciclo) si trasforma a tutti gli effetti in ragazzo. In casa Giunti un nuovo contenitore editoriale, ’Y’, dedicato agli adolescenti e ai nodi più delicati di quell’età, propone la storia di un ragazzo che si scopre femmina: si intitola ’Luna’, esce ad aprile, l’ha scritto Julie Ann Peters che con la letteratura gay e trans ha grande familiarità.
"Il bello dell’adolescenza è la sua pluripotenzialità", interviene la scrittrice Chiara Valerio, che con due titoli in un anno per Nottetempo (’La gioia piccola d’esser quasi salvi’ e ’Nessuna scuola mi consola’) si sta imponendo tra le giovani voci letterarie più interessanti. "Generazione Lady Oscar, la mia: il problema di genere non ce lo siamo mai posto. Ogni teenager è interessato a capire chi sia, a come toccare il mondo, a come decifrare la realtà e i sentimenti. La sessualità arriva per ultima. Ecco perché ritengo la bisessualità un fatto naturalissimo, un atteggiamento di esplorazione che prescinde da scelte di genere, e che non alimenta un immaginario pericoloso. Semmai è un comportamento che ha a che fare con necessità estetiche: si cancella il genere e si impone l’ambiguità, come quella degli Emotional Punk". Un movimento che dalla musica ha dettato un look. Rassicurante o ammiccante, scandito da canoni estetici forti. Puro stile alla Suicide Girls, modelle mezze pin-up, mezze dark, tutte piercing e tatuaggi, che ogni giorno fanno a gara dal Web per attirare l’attenzione di uomini e donne. Nomadismi esistenziali che non sempre hanno un nome, e che più spesso si affidano a giri di parole: ’hasbian’ (has been a lesbian), ex lesbiche pentite; ’just gay enough’, gay quel tanto che basta: a non perdersi nulla, ad aumentare la complessità. Voglia di piacere a tutti? Desiderio di conferma a 360 gradi? "Tendenza a non negarsi ciò che può dare emozione", chiarisce Francesca Sartori, che insegna Sociologia dell’Educazione e Sociologia del Genere all’Università di Trento: "C’è nella bisessualità la volontà chiara di non definirsi. E dunque di non precludersi possibilità. Certo, parliamo di avanguardie giovanili, trasgressive e provocatorie, in cerca di un modo eclatante per imporre la loro identità e sotto il forte condizionamento della moda. Ma dal punto di vista sociale descrivono un fenomeno profondo: che parte dalla crisi dei riferimenti tradizionali di genere e dal rifiuto del dualismo maschio-femmina. Il risultato è che ognuno rivendica la libertà di sperimentare, ammette che neppure la coppia basta, tende ad assumere identità multiple". È la frammentazione in gruppi, esperienze, stili di vita anche diversissimi della contemporaneità: per trovare le affinità migliori. "È forse più facile sperimentare la bisessualità per le giovanissime, abituate ad avere una vicinanza fisica comunemente accettata. Ma non è solo una faccenda da adolescenti". Come sa bene la comunità bisex, che in America ha da anni i suoi movimenti e i suoi simboli. La bandiera, persino: la Bi Pride flag, rosa e celeste a rappresentare entrambi i sessi.
"C’è un’amicizia tra i corpi femminili, una contiguità, una dimestichezza con il contatto fisico che i maschi si sognano. E che fa vivere le esperienze sessuali tra ragazze in modo molto meno angosciante di quanto accada agli uomini", conferma il sessuologo Emmanuele A. Jannini: "Generalmente, dentro uno scenario di amicizia, il comportamento è parte dell’esperienza di molte donne. Oggi, che la cultura sociale lo consente, il fenomeno esce allo scoperto". Arma di ammiccamento di massa in pubblicità. E codice di trasgressione nel mondo dello spettacolo. "Sì, è un fenomeno imitativo, esibito con consapevolezza. C’è voglia di sperimentare, ma anche di sedurre. E non c’è alcun terrore nell’essere attratti da persone dello stesso sesso", prosegue il sessuologo: "Mi pare questa serenità, tipicamente femminile, la lezione più grande e più utile che arriva dalla bisessualità. Una tendenza tipica della nostra epoca e della nostra civiltà, che sta gradualmente rinunciando ai suoi elementi più sessuati".
Confusione garantita? Andirivieni fisici e differenze pressoché annullate? Poco importa, assicura Malinda Lo, "se è la strada perché le persone siano più felici. Del resto, l’amore arriva. Nessuno può scegliere di chi innamorarsi perdutamente".
Fonte:
Gaynews