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1 luglio
Dissenso democratico

A seguito della nota stampa del Coordinamento del pride di Roma del 2010, scritto in polemica con l’articolo di Repubblica.it sulla manifestazione e relativo spot, il Mario Mieli, tirato in ballo, è costretto suo malgrado a tre brevi rettifiche per amore di verità storica.
Il Pride di Roma in passato è sempre stato costruito da un coordinamento politico fatto da un corposo numero di associazioni glbtq, non solo romane, che ha affidato nei vari anni l’organizzazione al Mario Mieli.

Infatti in tali coordinamenti hanno quasi sempre fatto parte le stesse quattro associazioni “scordarelle” che si immagina siano dietro la nota stampa, poiché si sono assunte nei fatti la responsabilità di organizzare il Pride di quest’anno.

La vera novità tecnico-politica, oltre all’assenza del Mieli come organizzatore, è in effetti la stranezza di una entità complessiva a tutt’oggi formalmente e politicamente indistinta e acefala. Chi organizza non firma e tace, lasciando la voce ad un ufficio stampa, oppure rilascia dichiarazioni facendo il semplice aderente. Sono scelte che non ci permettiamo di giudicare, ma non si può non notarle.

L’originaria data del 12 giugno era stata decisa a febbraio in un’assemblea generale di movimento a Napoli; lo spostamento al 3 luglio è stato annunciato a maggio dagli organizzatori subentrati, durante la successiva assemblea generale sempre a Napoli, ed è stato oggetto di varie critiche per l’anomalia del metodo.

Chi sostiene che il Mieli decida per tutti il calendario dei vari Pride o lo immagina troppo potente o sottovaluta colpevolmente tutto il resto del movimento.

Le tante realtà che hanno scelto collettivamente di non aderire al Pride di Roma 2010, spiegandone le ragioni comuni nel testo “Noi non ci saremo” e non facendo alcuna altra iniziativa, sono solo una parte delle tante realtà e associazioni glbt che non hanno aderito o silenziosamente o hanno fatto autonome pubbliche analisi.

In ogni caso si è liberi di fare le proprie scelte, come i giornalisti di scrivere i propri articoli. Ignoriamo perché dinanzi a ciò i veri organizzatori si ostinino a cercare a tutti i costi una contrapposizione con il solo Mario Mieli, oltre ad essere offensivo pensare che il Mieli sia il demiurgo di un movimento fatto di pecoroni.

Non serve essere laureati in matematica per sapere fare di conto, dinanzi a così numerose, variegate e clamorose assenze nelle adesioni. Mentre chi sin ora è stato strenuamente convinto di quel che ha fatto del Pride, vada ormai per la sua strada, al di là dei numeri; pure sullo spot del pelo gay, se ci ha creduto.

Serenamente invitiamo chi sta lavorando per sabato ad occuparsi meno del Mieli, o di tutti coloro che hanno democraticamente espresso dissenso su tutto ciò che è stato il Roma Pride 2010 fino ad oggi, e di dedicarsi a chi alla manifestazione ci andrà: queste persone meritano totalmente tutte le più assidue attenzioni ed energie.

Rossana Praitano

Presidente Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli