8 Marzo 2026

Quest’anno l’8 marzo arriva mentre in Parlamento si discute il ddl Bongiorno: uno dei punti più bassi raggiunti negli ultimi anni nel dibattito sui diritti e sulla violenza di genere. Da scelta libera, esplicita e affermativa, il consenso viene trasformato in un meccanismo di difesa e il peso della prova si sposta su chi subisce la violenza, invece che su chi la commette. Inoltre, nel testo, le identità trans e non binarie vengono trasformate in un bersaglio politico, e ciò che dovrebbe essere autodeterminazione diventa terreno di controllo.

Intanto, dal Governo ci ripetono che la parità non è una concessione, che il merito esiste in un mondo senza discriminazioni, senza molestie, senza gap salariali, come se le barriere strutturali fossero un’invenzione. La solita narrazione tossica di negare le disuguaglianze per poterle perpetrare.

E ciò che fa ancora più rabbia è che questa retorica portata avanti proprio da quelle poche donne che il Governo mostra come trofeo di parità, mentre contribuiscono a svuotarla dall’interno.

In questo clima, l’8 marzo non potrà mai essere una festa. È, e resta, un giorno di lotta.

Quando il potere prova a riscrivere il consenso, a usare il linguaggio dei diritti per restringerli, quando pretende di stabilire chi è donna e chi no, allora il femminismo deve tornare alla sua natura più vera ed essere radicale, inclusivo, transfemminista.

Un femminismo che non accetta riscritture di comodo, che rifiuta di lasciare indietro le persone trans, intersex, non binarie, migranti, disabilitate, precarizzate. Che non può essere compatibile con un potere che pretende di dirci chi siamo e come dovremmo vivere.

Oggi scioperiamo perché il consenso non è territorio su cui lo Stato può mettere le mani.

Scioperiamo perché non accettiamo che misure che limitano libertà e autodeterminazione vengano presentate come soluzioni per la nostra sicurezza. L’unica sicurezza che riconosciamo è quella che costruiamo tra di noi: nelle piazze, nelle lotte condivise con le nostre sorelle e con tutte le persone che rifiutano questo sistema di violenza, dove la libertà diventa materia per giochi di potere.

Ci vediamo al corteo delle 17:00 a Piazza Ugo La Malfa!

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