Con la risoluzione 2643, il Consiglio d’Europa definisce le terapie di conversione “antiscientifiche e crudeli” e chiede agli Stati di vietarle e sanzionarle penalmente. Il testo è netto: queste pratiche sono definite “prive di fondamento scientifico”, dannose e, in molti casi, vere e proprie violazioni dei diritti umani paragonabili alla tortura. Socialisti, Liberali e gran parte del PPE a favore; conservatori e patrioti contrari.
Le ricerche scientifiche internazionali da anni mostrano che le terapie riparative sono inutili e dannose. Diversi studi non lasciano spazio a dubbi sulle conseguenze mediche delle conversioni: depressione, ansia, PTSD e tassi elevati di suicidio, specialmente tra l3 giovani. I risultati al limite sono astinenza nel comportamento sessuale, repressione e dissociazione delle proprie pulsioni.
Già nel 2008, l’Ordine Nazionale degli Psicologi si è espresso in merito, vietando di praticarle, ma l’assenza di chiare linee guida ha determinato l’emergere di approcci “post-riparativi”.
Ma orientamento sessuale e identità di genere non sono scelte, né tantomeno malattie da curare. Tentare di “correggerle” non è solo impossibile: è un atto di violenza pura.
Queste pratiche esistono perché in un mondo eteronormato la nostra esistenza viene trattata come un errore da estirpare, un difetto da “aggiustare”. Ma nulla di tutto ciò è considerabille scienza, piuttosto odio vestito da terapia, controllo sociale travestito da cura.
Le conversioni non salvano nessun3: spezzano, reprimono, annientano. Generano vergogna, isolamento, autoodio. Producono traumi che durano anni, spesso per tutta la vita.
Non siamo noi a dover essere “cambiat3”. È la società che va smontata e ricostruita da capo se preferisce torturare le persone invece di mettere in discussione i propri privilegi.
Ma nessun sistema è eterno, la società è viva, fatta di corpi, di esperienze vissute e ogni passo – per quanto piccolo che sia – ci avvicina a una realtà in cui non dobbiamo più giustificarci per esistere, in cui nessunə potrà più decidere chi siamo o chi dovremmo essere. Una realtà che stiamo costruendo insieme, giorno dopo giorno.





