Dal 1983 il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli porta avanti un lavoro che in Italia è stato – e continua a essere – fondamentale. Quando l’HIV arrivò nel nostro Paese tra stigma, paura e disinformazione, il Circolo fu tra le prime realtà a rifiutare il silenzio. Furono attivist3 volontari3 a costruire reti di cura quando le istituzioni non c’erano: i primi servizi di assistenza domiciliare per persone con AIDS, i gruppi di auto-aiuto, le campagne pubbliche che per la prima volta parlavano apertamente di prevenzione, sesso, diritti e salute.
Quella storia non è un ricordo: è la base del lavoro che facciamo ancora oggi.
Nel 2024 in Italia sono state registrate 2.379 nuove diagnosi di HIV, pari a 4 casi ogni 100.000 residenti, un’incidenza più bassa rispetto alla media dell’Europa occidentale ma comunque significativa. Nonostante i progressi, la trasmissione sessuale resta la principale via di infezione: il 46% dei nuovi casi riguarda persone eterosessuali, mentre il 41,6% coinvolge MSM. Sempre nel 2024 sono state notificate 450 nuove diagnosi di AIDS, e oltre l’83% riguarda persone che hanno scoperto la sieropositività solo pochi mesi prima, segno che lo stigma continua a ritardare test e cure.
Per questo il nostro impegno non si ferma: il Circolo è un centro community based che offre test rapidi gratuiti con operatore pari, con cui si può avere un counseling sulla salute sessuale, spazi di ascolto, uno sportello PrEP e tanti altri progetti pensati per superare le barriere che ancora oggi impediscono a tante persone di accedere alla prevenzione.
“La lotta all’HIV e all’AIDS non è finita e non può essere data per scontata,” dichiara Mario Colamarino, presidente del Circolo. “Ogni giorno incontriamo persone che ancora vivono la paura del giudizio, la vergogna del test, la difficoltà di chiedere aiuto. Il nostro compito è rendere tutto questo più semplice, più umano e più vicino alla comunità. Nessuno deve essere lasciato indietro.”
Il nostro lavoro parte da qui: rendere la prevenzione accessibile, la cura possibile e l’informazione chiara e libera dallo stigma. Perché la salute è un diritto, e nessunə dovrebbe affrontare questa strada da solə.





