Essere visibili non è una scelta neutra. È un atto politico.
In Italia, oggi, le persone trans e non binarie continuano a pagare il prezzo della visibilità: a scuola, nel lavoro, negli spazi pubblici. I dati lo dicono chiaramente, ma soprattutto lo raccontano le vite quotidiane fatte di discriminazioni, esclusioni, violenze più o meno esplicite.
In Italia, più del 66% delle persone trans e non binarie ha subito discriminazioni sul luogo di lavoro o di studio. E almeno una su due dichiara di aver vissuto un evento discriminatorio sul posto di lavoro. Proprio il luogo da cui non ci si può sottrarre se si vuole sopravvivere.
Per questo il Transgender Day of Visibility non è solo una celebrazione.
Ma momento per ribadire che mostrarsi, nominarsi per ciò che si è, in un sistema che prova costantemente a cancellarti o ridurti al silenzio, è già resistenza.
Non basta “vedere” le persone trans.
Serve riconoscerle, ascoltarle, creare condizioni materiali perché possano vivere senza dover giustificare la propria esistenza ogni giorno.
Perché la visibilità, da sola, non protegge.
Se non è accompagnata da diritti, tutele, accesso reale a lavoro, salute, autodeterminazione, rischia di diventare solo esposizione.
Oggi non celebriamo una ricorrenza.
Rivendichiamo spazio, diritti e dignità, per tutte le persone che ancora lottano e per chi non può più farlo.
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