Il divieto alle adozioni per coppie omosessuali finisce davanti alla Consulta

Il Tribunale per i Minorenni di Venezia ha rimesso alla Corte Costituzionale il caso di una coppia di uomini che chiede di poter adottare un bambino ospite di un orfanotrofio all’estero. Spetterà ora alla Consulta stabilire se l’articolo 29 bis della legge sulle adozioni sia incostituzionale nella parte in cui esclude le coppie omosessuali unite civilmente dalla possibilità di accedere all’adozione internazionale.

Nella motivazione, i giudici sono molto chiari: se questo divieto dovesse restare in vigore produrrebbe effetti irragionevoli, discriminatori e non giustificati. Il legame tra i due uomini – uniti civilmente dal 2019 – viene descritto come solido e autentico anche sulla base delle relazioni di psicologi e assistenti sociali, che parlano di una coppia matura ed equilibrata, animata da un forte desiderio di costruire una famiglia e di offrire amore e stabilità a un bambinə.

Eppure, ancora oggi, in Italia non è la capacità di prendersi cura di un figliə a essere davvero valutata, ma l’orientamento sessuale delle persone che chiedono di adottare. È una contraddizione evidente: mentre il dibattito pubblico continua a richiamarsi alla “tutela dei minori”, si mantiene un sistema che esclude a priori alcune famiglie, indipendentemente dalla loro solidità, stabilità e dalla loro disponibilità ad accogliere.

Il risultato è paradossale. Da una parte si afferma di voler garantire il miglior interesse di bambin3, dall’altra si continua a limitare le possibilità che quell3 bambin3 possano crescere in un contesto familiare affettivo e stabile. In questo modo, il diritto dell3 minori a trovare una famiglia rischia di essere subordinato a un pregiudizio che non ha nulla a che vedere con la loro reale tutela.

“Non si tratta di teorie astratte,” spiega Mario Colamarino, presidente del CCO Mario Mieli. “Escludere a priori le coppie omosessuali significa privare bambin3 di famiglie pronte a prendersi cura di loro, di persone che hanno la maturità e l’esperienza necessarie per accompagnarl3 nella crescita. Rivendichiamo con forza la necessità di rivedere la norma, perché solo così si può compiere un vero passo avanti verso il pieno riconoscimento dei diritti di tutt3.”

Perché una famiglia si misura nella cura, nella responsabilità e nell’amore che sa offrire.

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