A novembre 2025, la Camera ha fatto un passo avanti storico e insperato: una proposta di legge approvata all’unanimità introduceva finalmente un principio necessario: «senza consenso libero e attuale ogni atto sessuale è violenza». Il focus veniva spostato dall’uso della forza all’assenza di un consenso esplicito, sempre revocabile, così da smettere di chiedere alle vittime di giustificarsi per quanto subito.
A gennaio 2026, però, in Commissione Giustizia al Senato arriva il nuovo testo della relatrice Giulia Bongiorno (Lega), che ne ribalta l’impostazione. Al centro non c’è più il consenso, ma il dissenso della vittima: nel nuovo testo si parla di «volontà contraria» ed «espressione del dissenso» rispetto all’atto sessuale. Il modello del dissenso richiede che la vittima abbia espresso un rifiuto chiaro e percepibile; l’assenza di un no esplicito può essere usata in difesa come elemento di assenso. Allo stesso tempo si abbassa la pena base per la violenza sessuale “semplice” da 6–12 anni a 4–10.
In parallelo, sempre alla fine del 2025, è stata approvata una nuova legge che introduce il reato autonomo di femminicidio, punito con l’ergastolo quando l’omicidio di una donna è legato a odio, controllo o prevaricazione, e che inasprisce le pene per reati come maltrattamenti, stalking, violenza sessuale e revenge porn. Si parla finalmente di proteggere chi subisce violenza lungo tutto il percorso giudiziario – per evitare che i tribunali diventino un’altra forma di violenza – e di rendere i centri antiviolenza accessibili anche a minorenni dai 14 anni.
Ma il punto politico resta uno: chi subisce violenza continuerà a subire la doppia violenza della prova e chi la commette continuerà a godere della tutela del mancato “no”. Perché senza il consenso al centro, le nuove tutele rimangono deboli e le vittime continuano a pagare il prezzo della giustizia che arretra.
Per questo sosteniamo e invitiamo tutt3 a partecipare al presidio di domani, martedì 27 gennaio alle ore 14.15, davanti al Senato: una conferenza stampa delle organizzazioni femministe e transfemministe antiviolenza davanti al Senato – in concomitanza con la discussione in commissione giustizia.





