NO ALL’ICE ALLE OLIMPIADI

È confermata la notizia secondo cui l’Ice (in particolare l’HSI, Homeland Security Investigations) sarà presente alle Olimpiadi di Milano-Cortina. Lo ha dichiarato un portavoce dell’Ice: “Durante le Olimpiadi, l’Ice fornirà supporto al Servizio di Sicurezza Diplomatica del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e alla nazione ospitante per verificare e mitigare i rischi derivanti dalle organizzazioni criminali transnazionali”. Formalmente, dovrebbe occuparsi della sicurezza della squadra statunitense e di JD Vance (Vicepresidente Usa) e Mark Rubio (Segretario di Stato Usa).

È stato precisato che, in ogni caso, gli agenti saranno abilitati a interagire solo con il corpo che sono incaricati di proteggere e non potranno travalicare questo limite. L’Ice avrà un ruolo meramente investigativo in un’ottica di prevenzione, come già accaduto anche in altri contesti di competizioni sportive internazionali.

Solo che nelle precedenti edizioni l’Ice non si trovava nell’occhio del ciclone per aver compiuto, solo nel primo mese del 2026, 9 omicidi durante le operazioni antimigranti. O per gli agenti che girano mascherati su automobili civili, che arrestano bambin3, e operano attraverso un uso sistematico della forza, convinti di poter sparare impunemente a chiunque si ponga loro davanti.

La presenza dell’Ice alle Olimpiadi non è una garanzia di sicurezza, ma un segnale inquietante di normalizzazione della violenza istituzionale in un Paese come il nostro che, almeno sulla carta, si dichiara ancora democratico. Non può esistere alcuna “sicurezza” quando a incarnarla sono corpi armati responsabili di morti, abusi e persecuzioni. La loro presenza non è neutra: per persone migranti, razzializzate e senza documenti vuol dire vivere sotto una forte minaccia, in un clima di controllo e intimidazione che normalizza la violenza istituzionale – per lo più di uno Stato estero – anche nei contesti che dovrebbero essere di festa, sport e incontro.

Di tutto questo non c’è nulla di inevitabile: è una scelta politica di ridicola sudditanza verso un Paese che ormai ha perso qualsiasi bussola dei diritti civili. E come tale va denunciata, contestata e fermata.

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