Il Parlamento europeo dice stop alle terapie di conversione LGBTQI+.
Al paragrafo 57: richiesta chiara di vietare le pratiche di conversione in tutti gli Stati membri dell’UE in seguito ad un’iniziativa dei cittadini europei lanciata nel 2024 da ACT. Raggiunto il milione di firme valide (62 mila solo in Italia) la Commissione europea è obbligata a rispondere pubblicamente entro il 18 maggio 2026, decidendo se proporre o meno una legge europea sul tema: terapie di conversione.
Il gruppo European Conservatives and Reformists Group, di cui fa parte anche Fratelli d’Italia, ha tentato di rimuovere dal testo il paragrafo sul divieto delle pratiche di conversione, ma la proposta è stata prontamente respinta.
Carolina Morace ha commentato che il Parlamento europeo ha scelto di difendere i diritti, bocciando il tentativo di legittimare queste pratiche.
Nel sistema UE solo la Commissione europea può proporre nuove leggi, mentre il Parlamento può solo fare pressione politica, c’è una scadenza però, entro il 18 maggio la Commissione deciderà se presentare una direttiva per vietare le pratiche di conversione.
Intanto 8 Paesi UE le hanno già vietate, mentre l’Italia non ancora. In Europa circa 1 persona LGBTQI+ su 4 le ha subite, e in Italia circa 1 su 5.
Il Presidente, Mario Colamarino del Circolo di Cultura Omosessuale “Mario Mieli” dichiara “C’è necessità di un intervento normativo europeo chiaro e uniforme per vietare queste terapie di conversione, attività lesive dell’identità, la dignità e dei diritti delle persone LGBTQI+, c’è l’urgenza di protezioni efficaci anche in Italia la quale si è dimostrata non pronta sulla tematica.”





