Oggi è il Transgender Day of Remembrance (TDoR), la giornata in cui ricordiamo le persone transgender e non conformi al genere uccise dall’odio transfobico.
Una ricorrenza nata nel 1999 grazie all’attivista Gwendolyn Ann Smith, in memoria di Rita Hester, donna trans assassinata l’anno precedente. Da quella prima fiaccolata a San Francisco, il TDoR è diventato un momento globale di memoria e responsabilità collettiva.
Smith racconta che tutto nacque da una conversazione notturna sull’omicidio di Rita e sulle inquietanti somiglianze con quello di Chanelle Pickett, uccisa tre anni prima. Due donne trans, due storie quasi identiche, due vite spezzate. E un dettaglio che dice tutto: nessuno ricordava Chanelle. “Mi sembrava evidente – scrive Smith – che stessimo dimenticando il nostro passato”.
Ed è proprio questo il senso del TDoR: non una celebrazione, non una vetrina per chi vuole fare pinkwashing, ma un giorno in cui guardare in faccia la realtà.
Perché la violenza non è diminuita. È sistemica. Continua.
Secondo i dati del Trans Murder Monitoring Project, tra ottobre 2023 e settembre 2024 sono stati registrati 350 casi di transicidio nel mondo, di cui 15 minorenni. Inoltre, l’80% delle persone trans assassinate erano soggette anche a razzismo e il 78% di loro, in Europa, era sex worker. Dal 2019 gli attacchi sono aumentati dell’8%. L’età media delle vittime è di 27 anni. Ventisette.
La violenza non è solo fisica: è nelle istituzioni che non garantiscono giustizia, negli ospedali dove mancano competenze e rispetto, nelle procedure umilianti ed estenuanti per ottenere documenti adeguati, nelle leggi che ancora non riconoscono la transfobia come aggravante. È nelle denunce mai sporte perché si teme di non essere credut3, ascoltat3, protett3.
Per questo il TDoR resta necessario. Perché ogni nome che ricordiamo è un monito, ma anche un impegno: cambiare ciò che continua a rendere la vita delle persone trans più fragile, più esposta e sacrificabile.
E oggi scegliamo di fermarci, per nominare, ricordare. E continuare a lottare.





