Trump deride le atlete transgender

Con l’ennesimo commento non richiesto, Donald Trump torna a usare la derisione come strumento politico, prendendo di mira le atlete transgender per ribadire la sua opposizione alla loro partecipazione negli sport femminili. Davanti ai membri repubblicani della Camera dei Rappresentanti, il presidente degli Stati Uniti ha messo in scena imitazioni e caricature, ridicolizzando corpi e voci di persone già ampiamente marginalizzate, tra le risate e l’approvazione della platea.

La scelta è puntuale: escludere le donne transgender dallo sport femminile e legittimare una narrazione che le disumanizza, riducendole a bersagli di scherno, con un gesto tanto volgare quanto pericoloso.

È inaccettabile che la più alta carica istituzionale di uno Stato che si proclama baluardo di libertà e democrazia utilizzi il linguaggio dell’umiliazione pubblica, trasformando la violenza simbolica in consenso politico. Quando chi governa ride della vita delle persone, legittima chi, fuori da quelle stanze, si sente autorizzato a colpire.

Quando la libertà diventa il diritto di umiliare senza responsabilità e di escludere senza vergogna, allora non è libertà: è dominio – forse nell’intento di esportare la democrazia nel mondo si stanno dimenticando di praticarla a casa loro.

Perché è questo il modello che oggi gli Stati Uniti stanno mostrando al mondo: quella che difendono è una libertà selettiva, economica e di potere, concessa solo a chi è conforme e allineato; mentre i diritti sociali e le vite delle persone marginalizzate risultano sempre più sacrificabili.

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