LGBTQIA+ EQUALITY STRATEGY 2026-2030

La Commissione Europea ha approvato la nuova strategia per l’uguaglianza LGBTQIA+ (“Free to love, free to be”), un piano che punta a combattere odio e discriminazione e a promuovere inclusione e parità effettiva in tutti gli Stati membri.
Un segnale importante, ma ancora troppo timido.

La prima strategia del 2020 aveva portato alcuni risultati concreti, ma restavano enormi vuoti legislativi. Questa nuova versione promette più impegno, visibilità e partecipazione, con azioni contro odio — in particolare online —, discriminazioni e violenze. La Commissione si impegna anche a pubblicare uno studio sulle pratiche di conversione ancora presenti in diversi Paesi europei.

Eppure, restano silenziose le grandi assenze: nessun piano chiaro per la genitorialità delle coppie omogenitoriali, nessuna condanna esplicita per i governi che vietano i Pride — com’è successo quest’anno nell’Ungheria di Orbàn — e solo un cenno superficiale alle persone trans* e intersex.

Una strategia che, come denuncia ILGA-Europe, manca di ambizione e ignora temi cruciali: dal riconoscimento legale per le persone non binarie, alla piena libertà di movimento per tutt3, fino alla tutela concreta dei diritti fondamentali contro la deriva autoritaria di molti Stati.
Sì, è un passo avanti. Ma non basta. Non basta quando l’Europa si limita alle parole mentre i governi membri reprimono e censurano. Non basta quando la strategia parla di uguaglianza, ma non si assume il coraggio politico di garantirla davvero.

Staremo a vedere se le azioni previste saranno solo di facciata o impatteranno davvero la vita delle persone LGBTQIA+: la strategia rischia di non essere abbastanza preparata ad affrontare il contesto politico ostile e in regressione sui diritti.

Mario Colamarino, Presidente del CCO Mario Mieli, commenta: «Questa strategia parla di uguaglianza ma evita il conflitto politico necessario per realizzarla. Senza affrontare apertamente le responsabilità degli Stati che negano diritti e libertà, l’Europa rischia di restare spettatrice davanti al regresso dei diritti della nostra comunità.»

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